Dalla Seconda Guerra Mondiale...
agli anni '60

Allo scoppio del conflitto, nel Cantiere di Monfalcone, erano in avanzata fase di allestimento i 4 sommergibili della classe Saint Bon,
dalle altissime prestazioni ed evidente dimostrazione della maturitá e
del livello tecnico raggiunto dalla nostra cantieristica subacquea.
Dopo i primi mesi di guerra, peró, tramontate le illusioni di un conflitto breve e risolutivo, la Marina si trovó a dover sostenere una guerra sproporzionata rispetto alle proprie potenzialitá.
All'arma subacquea vennero affidati compiti molto gravosi:
non solo doveva combattere nel Mar Mediterraneo, nel Mar Nero,
nel Mar Rosso e in Atlantico,
ma anche effettuare pericolosissime missioni di trasporto
di materiali bellici in Africa Settentrionale e nelle Isole Greche.
Dopo le prime perdite sorse la necessitá di sostituirle rapidamente
con sommergibili aggiornati tecnicamente.
Poichč i sommergibili nemici si portavano in prossimitá delle nostre basi e potevano eludere facilmente la sorveglianza delle unitá di superficie,
bisognava disporre di mezzi subacqei per la difesa ravvicinata
dei nostri sorgitori e delle nostre vie di comunicazione.
Per un servizio di vigilanza continuo erano necessari numerosi battelli e quelli della classe 600 erano sprecati per missioni simili:
servivano mezzi molto piccoli ed economici.
Si pensó quindi di riprodurre un gran numero di sommergibili derivati dai CA , e chiamati CB, progettati per la difesa ravvicinata e
per la caccia a sommergibili avversari in agguato
presso i nostri porti metropolitani.
Ne venne elaborato anche un modello piú grande, in grado di operare
per diversi giorni e con qualunque tipo di mare,
ma comunque di limitate dimensioni e costruibile in tempi brevi: il CM.Il sommergibile CM durante le prove di collaudo.
Per alimentare l' industria bellica, l'Italia aveva necessitą
di materiali particolari, primi fra tutti stagno e gomma.
L' unica nazione alleata che poteva fornire questi materiali era il Giappone, la cui base pił vicina era Singapore.
L' arma subacquea era la sola in grado di arrivare fino alle basi giapponesi eludendo la sempre piú pressante sorveglianza degli alleati.
D' apprima alcuni nostri sommergibili oceanici di base a Bordeaux
vennero trasformati per essere messi in grado
di trasportare una conveniente quantitá di carico.
É il caso del Finzi.
Contemporaneamente si mise a punto il progetto di un sommergibile appositamente studiato per il trasporto di materiali.
Ultimata l' ideazione, iniziarono i lavori per la realizzazione della classe R.



Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli anni '60
In base alle clausole del Trattato di Pace,
la maggior parte dei nostri battelli superstiti doveva essere disarmata e demolita mentre alcuni sommergibili dovevano essere ceduti
a Francia e Russia.
In realtá furono consegnati alla Marina sovietica solo il Marea e il Nichelio.
Sfuggirono allo smantellamento totale della nostra arma subacquea solamente due battelli:
il Vortice e il Giada.
Essi vennero ufficialmente declassati a pontoni di carica
con le sigle V1 e V2, ma ben presto ripresero ad uscire in mare e
dagli anni '50 riacquisirono i nomi primitivi.
Nei primi anni del dopoguerra ricominció lentamente
la ricostruzione morale e materiale della Marina Militare.
Fu dato peró un notevole incremento alla componente di superficie antisom, mentre venne trascurata quella subacquea,
considerata di carattere prevalentemente offensivo.
Invece di impiegare uomini e mezzi per la progettazione e
la costruzione di sommergibili di nuova concezione,
ci si accontentó di ottenere in prestito sommergibili statunitensi.
Nel 1954 vennero incorporati nella nostra arma subacqea i battelli
Tazzoli ( ex Barb ) e Da Vinci (ex Dace).
Nel 1960 si unirono il Torricelli, il Cappellini e il Morosini.
Nel 1964 nel Cantiere di Monfalcone venne impostato il sommergibile Toti,
I della classe omonima composta da 4 unitą.
Rappresentó la prima realizzazione italiana di battelli subacquei moderni.


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